Camminare nel Pian Piccolo fuori stagione regala una dimensione completamente diversa da quella estiva della fioritura. Lontano dal clamore, questo altopiano carsico ritrova il suo respiro più intimo e silenzioso, disteso ai piedi del massiccio dei Sibillini sotto una luce limpida e dorata. I pascoli si tingono di sfumature calde: ocra, ruggine e biondo paglia, incorniciati dai profili morbidi dei monti coperte di faggi. L’aria è tersa e frizzante, di quella freschezza montata dal vento appenninico che rende ogni passo leggero e fa sembrare le cime vicinissime. Attraversando i sentieri battuti dai greggi, il paesaggio si rivela nella sua essenzialità: ampi spazi aperti, doline e inghiottitoi naturali, e quel senso di sospensione che solo la quiete autunnale sa restituire. È una camminata rilassata, ideale per chi cerca l’immensità della natura senza fretta, accompagnati solo dal fruscio dell’erba secca e dal profilo severo del Vettore che veglia dall’alto.
Ti portiamo dove non sei mai stato, ti portiamo nel giardino dell'Eden. C'è una gola nei Sibillini, meno famosa della sua "sorella", l'Infernaccio, più remota, più difficile da raggiungere. Incontaminata. Siamo dentro la val d'Ambro, lungo una vecchissima via che i carbonai hanno tracciato per raggiungere i faggi secolari della parte alta della valle. Una via oggi scomparsa, di cui solo pochi segni rimangono. Una via che abbiamo nuovamente esplorato per voi, e che ci condurrà fino alla gola detta "dell'Infernaccetto". Larga neanche un metro, con pareti a picco, simile a un portale verso altri sconosciuti mondi. Per arrivarci, dovremo farci strada lungo il fiume, attraversandone spesso il letto, fin dove l'acqua scompare e poi oltre. Nel tragitto ci colpirà l'esplosione di vita di una valle intoccata da decenni, lontana dal turismo di massa, selvaggia come nessun altro luogo dei Sibillini. Cascate, pareti di muschio, felci, tassi e agrifogli, relitti antichi di attività umane ormai scomparse, acque cristalline in un ambiente fresco e ombroso. L'escursione non ha tratti esposti, ma richiede un minimo di agilità per scavalcare tronchi caduti. L'escursione è adatta anche ai bambini. Lungo il tragitto ci sono diversi guadi: siate pronti a mettere i piedi a mollo.
Monte Vettore da Forca di Presta – Sul tetto dei Sibillini Si parte da Forca di Presta, valico sospeso a 1536 metri tra Marche e Umbria, dove il vento porta già l'odore dell'alta quota. Davanti a noi si staglia la mole del Vettore, il gigante dei Sibillini, che sembra vicino e invece chiede passo dopo passo il suo tributo di fatica. Il sentiero sale deciso lungo i pendii erbosi, e ogni tornante allarga l'orizzonte: alle spalle si aprono i Monti della Laga e il profilo inconfondibile del Gran Sasso, mentre sotto di noi i prati sfumano nel verde. Il paesaggio cambia lentamente, l'erba lascia spazio alla roccia e il silenzio si fa più profondo. Raggiunta la Sella delle Ciaule, il piccolo Rifugio Zilioli ci accoglie come un avamposto tra le nuvole. Da qui manca l'ultimo strappo verso la vetta, a 2476 metri: il punto più alto delle Marche, dove lo sguardo spazia dall'Adriatico alla Piana di Castelluccio. Nelle giornate limpide sembra di poter abbracciare con un solo sguardo tutto l'Appennino centrale. Sotto di noi, incastonato tra le pareti rocciose, brilla il Lago di Pilato, lo specchio d'acqua delle leggende. Si narra che qui sia stato gettato il corpo di Ponzio Pilato, trascinato da buoi impazziti fino alle sue acque. Un luogo sospeso tra mito e natura, custode di una piccola meraviglia: il chirocefalo del Marchesoni, minuscolo crostaceo che vive solo in questo lago. Un'escursione impegnativa ma generosa, che regala uno dei panorami più vasti e suggestivi dell'intero Appennino.
La Macera della Morte è stato un punto di riferimento per più di otto secoli per i confini tra Regno di Napoli e Stato della Chiesa, che dal Chiarino continuavano per cima Monteguidone. Intorno al 1500 queste creste erano battute dai banditi dei due territori che, per sfuggire alla caccia delle rispettive milizie, sconfinavano verso Nord o Sud. Ma questo allegro via-vai durò poco. Infatti nel 1580 si concluse un accordo, tra il Papa e il Viceré, che autorizzava i militi a sconfinare, nel dare la caccia ai criminali, fino a dodici miglia dal proprio territorio. Dalla vetta della Macera della Morte si vedono il Pizzo di Sevo e, dietro a sinistra Cima Lepri (metri 2445) sulla cresta dei Monti della Laga. Semplicemente mozzafiato invece, verso nord, è la vista del massiccio del Vettore e dei Sibillini. Sotto la Macera un antico cippo segna l’odierno confine tra Marche, Lazio ed Abruzzo, mentre, prima dell’unità d’ Italia era il confine tra il Regno dei Borboni e quello della Chiesa. A dispetto del nome malaugurante, i suoi pendii sono dolci, e la camminata per arrivare in vetta è godibile e panoramica. DATI ESCURSIONE – Itinerario: Anello – Lunghezza: 15 Km – Rientro previsto: ore 17:00 circa – Livello Escursione: E – Dislivello 1000m – Adatta ai ragazzi dai 14 anni – Cani ammessi. PROGRAMMA
La Sala del Trono è una forra di dimensioni ciclopiche, all'interno della serie di gole che segnano l'alta valle dell'Ambro. Per arrivarci servono piedi fermi, agilità e il non soffrire di vertigini. Ma nulla, nulla davvero, rivaleggia con la sua maestosa bellezza. Partiremo di buon ora, incamminandoci nel fresco del mattino per i boschi e le radure del versante nord della valle. Qui visiteremo l'antico nucleo di Feletta, le rovine di un piccolo insediamento nel mezzo del bosco, che fino a tempi recenti ha dato vita e sostentamento agli abitanti della zona. Da qui ci aspetta un avventuroso tratto tra enormi massi, tronchi caduti e ostacoli da superare. La ricompensa sarà qualcosa che vi lascerà senza fiato. A chi non ha il proprio diamo gratuitamente un casco protettivo omologato, igienizzato prima di ogni uscita.