Ci sono cime che non cercano il record dell’altitudine, ma custodiscono l’anima più vera della nostra montagna. Il Monte Tolagna è una di queste. Salire verso la sua vetta è un viaggio attraverso microambienti che mutano a ogni cambio di pendenza: dal fresco umido dei valloncelli coperti da cerri e carpini, dove il terreno conserva l’odore della terra bagnata e del legno vivo, fino alla luce limpida dei prati sommitali, dove la roccia calcarea affiora tra le zolle d’erba. È un ambiente modellato dal tempo e dall’equilibrio antico tra natura e pastorizia. In quota l’aria si fa asciutta, profumata di erbe aromatiche montane, e il panorama si spalanca: da un lato il mosaico geometrico delle colline che scendono verso l’Adriatico, dall’altro la linea fiera della catena dei Sibillini. Un luogo dove rallentare il passo e ritrovare la misura delle cose. E’ una escursione facile, adatta a chi si approccia alla montagna, o a chi vuole rilassarsi con una passeggiata senza preoccuparsi troppo di dislivelli e distanze.
Camminare nel Pian Piccolo fuori stagione regala una dimensione completamente diversa da quella estiva della fioritura. Lontano dal clamore, questo altopiano carsico ritrova il suo respiro più intimo e silenzioso, disteso ai piedi del massiccio dei Sibillini sotto una luce limpida e dorata. I pascoli si tingono di sfumature calde: ocra, ruggine e biondo paglia, incorniciati dai profili morbidi dei monti coperte di faggi. L’aria è tersa e frizzante, di quella freschezza montata dal vento appenninico che rende ogni passo leggero e fa sembrare le cime vicinissime. Attraversando i sentieri battuti dai greggi, il paesaggio si rivela nella sua essenzialità: ampi spazi aperti, doline e inghiottitoi naturali, e quel senso di sospensione che solo la quiete autunnale sa restituire. È una camminata rilassata, ideale per chi cerca l’immensità della natura senza fretta, accompagnati solo dal fruscio dell’erba secca e dal profilo severo del Vettore che veglia dall’alto.
Querce, faggi, castagni. Una passeggiata ai piedi del Vettore per ammirare ben tre diversi tipi di bosco. I loro elementi naturali, i segni dell'intervento umano, le peculiarità della flora e della fauna che li contraddistinguono. Per attraversarli cammineremo lungo un antico sentiero. Tracce di un passato quasi dimenticato fatto di migrazioni stagionali attraverso le montagne alla ricerca di lavoro, cibo, vita. Il sentiero che più di ogni altro permette di ammirare la maestosità del Monte Vettore. Per tutto il percorso potremo ammirarne l'imponenza e la silenziosa maestosità.
Le Lame Rosse: uno degli itinerari più conosciuti e apprezzati dei Monti Sibillini, la cui bellezza non ha bisogno di presentazioni. Da dove viene il loro nome? Come si sono formate? Perché hanno quella forma? Domande che troveranno risposta lungo il cammino, insieme a molte altre curiosità sulla flora e la fauna del posto. Ci incammineremo lungo il lago di Fiastra e poi, dopo una passeggiata nel bosco, le raggiungeremo e le ammireremo in tutto il loro splendore, per poi tornare dalla stessa via. Il sentiero è esposto a sud e la quota non è elevata: d'estate diventa troppo caldo, ma in autunno, in inverno e in primavera è un itinerario perfetto. E con una spruzzata di neve le guglie rosse sono ancora più spettacolari.
Ti portiamo dove non sei mai stato, ti portiamo nel giardino dell'Eden. C'è una gola nei Sibillini, meno famosa della sua "sorella", l'Infernaccio, più remota, più difficile da raggiungere. Incontaminata. Siamo dentro la val d'Ambro, lungo una vecchissima via che i carbonai hanno tracciato per raggiungere i faggi secolari della parte alta della valle. Una via oggi scomparsa, di cui solo pochi segni rimangono. Una via che abbiamo nuovamente esplorato per voi, e che ci condurrà fino alla gola detta "dell'Infernaccetto". Larga neanche un metro, con pareti a picco, simile a un portale verso altri sconosciuti mondi. Per arrivarci, dovremo farci strada lungo il fiume, attraversandone spesso il letto, fin dove l'acqua scompare e poi oltre. Nel tragitto ci colpirà l'esplosione di vita di una valle intoccata da decenni, lontana dal turismo di massa, selvaggia come nessun altro luogo dei Sibillini. Cascate, pareti di muschio, felci, tassi e agrifogli, relitti antichi di attività umane ormai scomparse, acque cristalline in un ambiente fresco e ombroso. L'escursione non ha tratti esposti, ma richiede un minimo di agilità per scavalcare tronchi caduti. L'escursione è adatta anche ai bambini. Lungo il tragitto ci sono diversi guadi: siate pronti a mettere i piedi a mollo.
Andremo sui Monti della Laga, nel Parco Nazionale, a un'ora circa di cammino dalla località Ceppo: un'area ricca di boschi di faggio e di abete, di praterie, di torrenti e cascate. Tra tutte queste bellezze si nasconde una piccola area boschiva, particolarissima, testimone di un fenomeno raro e apparentemente misterioso: i famosi "faggi torti". Centinaia di faggi curvi, esemplari secolari e giovani, che presentano tutti la stessa caratteristica, deformati da una forza invisibile e lenta. Cammineremo in mezzo a loro e, solo dopo averne apprezzato appieno il fascino e la bellezza, vi sveleremo il loro "segreto".
La Macera della Morte è stato un punto di riferimento per più di otto secoli per i confini tra Regno di Napoli e Stato della Chiesa, che dal Chiarino continuavano per cima Monteguidone. Intorno al 1500 queste creste erano battute dai banditi dei due territori che, per sfuggire alla caccia delle rispettive milizie, sconfinavano verso Nord o Sud. Ma questo allegro via-vai durò poco. Infatti nel 1580 si concluse un accordo, tra il Papa e il Viceré, che autorizzava i militi a sconfinare, nel dare la caccia ai criminali, fino a dodici miglia dal proprio territorio. Dalla vetta della Macera della Morte si vedono il Pizzo di Sevo e, dietro a sinistra Cima Lepri (metri 2445) sulla cresta dei Monti della Laga. Semplicemente mozzafiato invece, verso nord, è la vista del massiccio del Vettore e dei Sibillini. Sotto la Macera un antico cippo segna l’odierno confine tra Marche, Lazio ed Abruzzo, mentre, prima dell’unità d’ Italia era il confine tra il Regno dei Borboni e quello della Chiesa. A dispetto del nome malaugurante, i suoi pendii sono dolci, e la camminata per arrivare in vetta è godibile e panoramica. DATI ESCURSIONE – Itinerario: Anello – Lunghezza: 15 Km – Rientro previsto: ore 17:00 circa – Livello Escursione: E – Dislivello 1000m – Adatta ai ragazzi dai 14 anni – Cani ammessi. PROGRAMMA
Lunga. Faticosa. Bellissima. L'alta valle dell'Ambro è uno scrigno prezioso, nascosto e lontano dai sentieri più frequentati: il cuore pulsante dei Sibillini. Ci arriveremo con un anello che tocca entrambi i lati della valle e attraversa ambienti diversi fra loro: il bosco misto, la faggeta, i prati di alta quota. Lungo il percorso vedremo un antico villaggio abbandonato sul fianco della Priora, testimone di una vita antica e scomparsa, e le carbonaie. Mangeremo accompagnati dal rumore dell'acqua che scorre in una cascata. Poi le sorgenti del fiume, uniche nel loro genere: l'acqua esce direttamente da una grotta ad arco, così perfetta da sembrare artificiale, e si può bere gelata direttamente dal fiume. Fra la fine di maggio e l'inizio di giugno, nei prati della parte alta della valle, fioriscono le peonie: il verde intensissimo spezzato dal loro fucsia, e lungo tutto il percorso asfodeli, ranuncoli e una miriade di orchidee. Il ritorno è per la fresca faggeta del versante nord della Priora, la più grande e bella dei Sibillini. È un itinerario lungo, a tratti avventuroso e con qualche ostacolo, che affronteremo con calma godendoci ogni suo aspetto.